Oltre i mattoni e la malta: il momento decisivo del CPEC 2.0
⚡ ⚡ Riepilogo rapido
All’inizio di maggio di quest’anno, Islamabad e Pechino hanno commemorato il 75° anniversario dei loro rapporti diplomatici, con il discorso bilaterale che, prevedibilmente, gravitava verso svolazzi familiari.
All’inizio di maggio di quest’anno, Islamabad e Pechino hanno commemorato il 75° anniversario dei loro rapporti diplomatici, con il discorso bilaterale che, prevedibilmente, gravitava verso svolazzi familiari. Legami “più alti dell’Himalaya e più forti dell’acciaio” sono riemersi ancora una volta in documenti ufficiali e discorsi a livello statale. Eppure, sotto la superficie cerimoniale di questa pietra miliare, si sta architettando una trasformazione strutturale più consequenziale.
Nel corso di questo arco di 75 anni, il rapporto si è gradualmente evoluto da un tradizionale allineamento diplomatico a un partenariato economico altamente strutturato. Ciò che una volta era inquadrato in termini esclusivamente strategici è stato sempre più riformulato come una matrice di cooperazione economica e tecnologica. Questa continua evoluzione ha consentito ad entrambe le capitali di convertire sistematicamente un legame politico di lunga data in un motore più funzionale e orientato ai progetti.
Il partenariato bilaterale sta ora tentando di passare da un programma infrastrutturale in fase iniziale, guidato dallo Stato, a un quadro economico più intricato e guidato dal mercato. Questa transizione, formalmente concettualizzata come CPEC 2.0, segna un deliberato allontanamento dagli investimenti fisici che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. Tuttavia, mentre il sistema multimiliardario tenta di reinventarsi, si trova ad affrontare un panorama complesso di squilibri macroeconomici, vincoli di sicurezza locale e delicati allineamenti geopolitici.
L'architettura del perno
La prima fase del CPEC, del valore complessivo di 62 miliardi di dollari, si è concentrata sul colmare i deficit delle infrastrutture critiche del Pakistan. Oltre 25 miliardi di dollari di investimenti cinesi completati sono riusciti a risolvere i colli di bottiglia fondamentali, in particolare aggiungendo oltre 8.000 megawatt alla rete elettrica nazionale. Tuttavia, se da un lato la prima iterazione ha costruito l’ossatura fisica della connettività, dall’altro ha lasciato il Pakistan esposto a pressioni strutturali sui rimborsi e ad una base industriale sottoutilizzata.
In risposta, il CPEC 2.0 è stato progettato per spostare il centro di gravità operativo verso la cooperazione tra imprese e l’integrazione del settore privato. Dal punto di vista operativo, questa strategia si basa sull’integrazione di due quadri: il progetto di politica nazionale delle “5 E” del Pakistan (esportazioni, e-Pakistan, ambiente, energia ed equità) e i “Cinque corridoi” proposti dalla Cina: crescita, innovazione, verde, mezzi di sussistenza e apertura.
L’obiettivo principale di questa fusione è trasformare il Pakistan da un’economia guidata dai consumi a un’entità guidata dalle esportazioni. Il commercio bilaterale tra i due paesi ha raggiunto i 25,23 miliardi di dollari, un aumento visibile rispetto ai 23 miliardi di dollari registrati in precedenza.
Per colmare l’asimmetria commerciale, l’accordo di libero scambio aggiornato nell’ambito del CPEC 2.0 si rivolge a percorsi non tradizionali, in particolare nell’ambito dei corridoi di crescita e innovazione. Ciò include joint venture nell’intelligenza artificiale, nella biotecnologia e nei parchi tecnologici specializzati. Dato che le esportazioni nazionali di tecnologia dell’informazione del Pakistan superano già i 3 miliardi di dollari all’anno, i pianificatori sperano che una più profonda integrazione tecnologica con le aziende cinesi fornirà la scala necessaria per una crescita sostenuta.
Attriti interni e ostacoli istituzionali
Nonostante la chiarezza strategica offerta dal quadro delle 5E, il successo dell’attuazione del CPEC 2.0 rimane subordinato al contesto operativo interno del Pakistan. Pechino ha costantemente espresso preoccupazione per la persistente instabilità macroeconomica del Pakistan, i ritardi istituzionali e la burocrazia. Il complesso contesto politico interno ha spesso complicato la continuità politica a lungo termine, con il cambiamento delle amministrazioni che alterano i tempi di esecuzione.
Ancora più critico, la sicurezza dei cittadini e dei progetti cinesi rimane un punto di attrito attivo. I rischi persistenti derivanti dalla militanza regionale, dalle insurrezioni etniche e dalle minacce asimmetriche alla sicurezza hanno portato all’interruzione dei progetti e al conseguente superamento dei costi. Mentre Islamabad ha ripetutamente ribadito il suo impegno a fornire solidi protocolli di sicurezza attraverso divisioni militari specializzate, Pechino continua a sottolineare che un’integrazione economica sostenibile non può avvenire in un ambiente di sicurezza instabile. Affinché il CPEC 2.0 abbia successo, le risorse devono essere gestite in modo trasparente e i benefici distribuiti equamente in tutte le province per disinnescare le lamentele locali.
Il filo del rasoio geopolitico
Al di là della governance interna, il CPEC 2.0 è costretto a navigare in un’arena globale sempre più polarizzata. Gli sforzi del Pakistan per impegnarsi nuovamente con le capitali occidentali – in particolare i suoi crescenti legami economici e diplomatici con gli Stati Uniti – sono osservati con cautela da Pechino. Gli strateghi cinesi continuano a voler garantire che gli impegni del Pakistan con le istituzioni finanziarie o i sistemi di sicurezza occidentali non minino gli investimenti strategici a lungo termine della Cina nella regione.
Allo stesso tempo, l’opposizione regionale continua a modellare le dinamiche esterne del progetto. Nuova Delhi ha mantenuto la sua ferma opposizione al corridoio, principalmente sulla base del fatto che alcuni canali infrastrutturali attraversano il territorio conteso del Kashmir, cosa che secondo l’India costituisce una violazione della sua sovranità.
Al di là delle controversie territoriali, gli ambienti strategici indiani vedono il corridoio come un meccanismo che rafforza il partenariato strategico Pakistan-Cina ed espande l’impronta geopolitica di Pechino nell’Asia meridionale e nella regione dell’Oceano Indiano. Sebbene gli storici tentativi dell’India di sviluppare il porto iraniano di Chabahar siano stati esplicitamente inquadrati come un contrappeso al nesso di acque profonde di Gwadar, tale iniziativa non è riuscita in gran parte a produrre i vantaggi regionali attesi.
La via da seguire
Poiché l’entusiasmo iniziale dei primi anni del CPEC lascia il posto a una valutazione più pragmatica, è evidente che la seconda fase non può essere sostenuta solo dai prestiti da stato a stato o dalla diplomazia celebrativa. La trasformazione del CPEC in un vero e proprio strumento di sovranità economica richiede aggiustamenti strutturali nel panorama normativo del Pakistan.
Se si vuole che i corridoi dell’innovazione, dell’energia verde e dei mezzi di sussistenza producano dividendi tangibili, lo Stato deve dare priorità alla stabilità istituzionale interna, garantire un ambiente sicuro per il personale straniero e attuare una governance trasparente.
Solo affrontando queste fondamentali vulnerabilità interne il Pakistan potrà convertire con successo la connettività fisica in competitività economica sostenibile.
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